POESIE NEL VENTO DI UNA CARTA DI GELATO

NEL VENTO DI UNA CARTA DI GELATO


 

 Dove le balene vengono a farsi accarezzare la testa e il fianco 


* * *


IN UN RESPIRO SOLO (NOSTROCUORE)

Tornandoacasalanottedelmiocompleannoperlestradeoradesertedelquartiereavvoltedallanebbiaguidandoinessachefiocaleluciascoltandomusicareggaeavolumeidoneotemperaturaesternamenoduestobenegrazienostrafortunaėgrandecomenostrocuore.



PI GRECO


Un guanto da baseball

Pieno di fantasmi 

e il gatto Pigreco

Sui tetti di via Gombruti

Praterie di onde di vetro

Verdi che ho sognato

Il cuore giallo dell'estate

Parole nuove, impazienti

Aspettano un cenno d'intesa.

Tornare lontano.




IPATOA DI NOI


Venere scarmigliata Venere

Sentore di bellezza e d'oltranza

Di essere lì per non andare più via


Avrei voluto arrivare sulla moto

Colore preciso del cielo di Fanes

La barba lunga e il gabbiano fermo in alto nel vento 

Impresso 

in un angolo del cielo a specchio 

dei miei occhiali blu

Incastrati sulla faccia, come fossi Ulisse.


Ti saresti innamorata perdutamente

Venere che dai il sentore al mare

Della bellezza e dell'oltranza 

Dell'essere lì per non andare

Mai più via

Venere di Ipatoa di noi

Prepotenza di giovinezza

Voglia di vita


Ascolto, se mai dicessero che devi arrivare, 

Magari col prossimo treno o col prossimo temporale.

Il mio costume è sbiadito e fuori moda, pieno di ricordi 

E un ciuffo d'alghe e sabbia i miei capelli. 

Ma come mantello ho un telo 

di cittadinanza onoraria riminese, 

tessuto in un tempo lontano di eroi 

Che quello eravamo, senza saperlo

E c'era chi ci amava e non gli abbiamo creduto.

(Il resto sono anni di psicoanalisi e un fiume di sangue, da Bologna fino alla luna)


Ho due minuti lunghi da giocare sul finale del giorno, 

due biglietti per entrare gratis nel tramonto.

Chiuderemmo il cerchio

Ti renderei la giovinezza 

imprigionata nel pareo d'oro 

d'argento, salsedine e conchiglie

Che un antico dio con un colpo di vento

ti portò via per poterti guardare

E che da lui comprai a caro prezzo,

per via della sua proprietà

di farmi resistere al parlare d'amore delle sirene del ricordo


Di quando mangiavi il gelato e gli occhi erano due archetti

Uguali a quelli dei personaggi dei nostri fumetti.

E tu onda onda onda che arrivi e già te ne vai

E nulla di tutto questo basta a tenerti...

Volano nel cielo stellato i kite-surfers

E gli amanti incastonati

Pennellando azzurritudini.




CAMMINI PARADIGMATICI DELLA BELLEZZA


Poca cosa più che sentire di notte gli uccelli cantare

Nessuna più teatro della luna sul mare

Pura bellezza, le orecchie al vento che corre con il cane.

Il rumore della pioggia sul tetto della macchina e noi dentro 

Smettere di parlare senza staccare occhi da occhi.


Un arancio carico di frutti

Svegliarsi con un raggio di sole sulla faccia

La mano che gioca con l'aria 

fuori dal finestrino

L'odore di tegole e gerani 

sui tetti di Bologna antica.

E ancora guardare

La neve nevicare.

Questi.




AVVENTO (51223)


Nemmeno lo ricordo

L'ultimo Natale insieme

L'ultima volta

che ci siamo scambiati

Uno sguardo e un sorriso

Di quelli veri

Di quelli di una volta

Ma so che se ci penso sento

Qualcosa che punge

la bocca.




MONDO MINORE


Sono rimasto io, non è un problema

A far suonare Alfie alle corde, goccia a goccia

Con le note come lacrime 

Che cadono sui piedi e restare così

A sentire quel respiro girare, 

In un punto preciso, dietro gli occhi.  

Nelle 4.40 del mondo

Un filo di voce dalla radio

Il fiore del tramonto 

trema nel buio.

Mattino in agguato

Tutto è pronto.




SOGNO OCCIDENTALE


Un re di pietra

Seduto su un trono

Mi guarda dal fondo della grande sala.

Non conosco il suo nome.

Le finestre sono archi ombrosi di chiostro. 

Polvere, semioscurità, interrogativi. 

Sembrerebbe un rebus. 

Non conosco il suo nome.




BARK


Nebbia, vento e panni stesi volanti, 

Pare Transilvania oggi il mondo.

Un uomo entra nell'alba grigia

Un'auto gli lampeggia,

Schiavi senza domande, entrambi.


Lasciammo passando giorno dopo giorno nelle cose

Il nostro tempo a scadenza 

che come un curvo pipistrellante Dracula

Si nasconde dietro alle siepi, (è suo il mantello visto di sfuggita)

Fa segno alla lepre dei giardini 

con l'indice sulla bocca

E la lepre ride.


Fra poco i ragazzi reciteranno il loro controvoglia di zaini.

In un che di Vivaldi guardo

I colli angolati delle persone alle fermate.

Consolarsi in un telefono.

Sei felice?

Volano i panni stesi e le fronde e i giorni.

Voglia viene

di stranire il mondo.




BURDĖLA DE VISERBAHIA


La ragazza di Viserbahia, vestito rosso lungo 

fino alle ruote

Sfreccia sbracciata su un monopattino. 


Sbandierando, il drappo

stampa la posa,

La bellezza ferma delle gambe.

Pare uno spirito bionda 

Scorre sullo sfondo del lungomare


Sfreccia immobile statua del Compianto

All'ora degli aperitivi

Scansando vagabonde figure bruciate.




BIANCA


Qualche rettangolo, un cerchio

Rimini da qui, vista dalla spiaggia

Sfondo per solitudini passanti 

Filosofiche

Cani felici e gabbiani d'altura

Tutti ad annusare il mare che diventa blu petrolio.

Tutti i viventi Indistintamente meditando 

Agli ultimi lanci di fotoni.




LA MAGLIA DEL CHITARRISTA 


Meglio magro

Con la chitarra un po' bassa, sgraffiata

Magari un distratto foulard

Gli occhi tristi degli abbandonati-rifiutati-traditi-ingiustamente perseguiti-deportati-

sgridati

Come tanti, insomma

Infatti non ha muscoli da mostrare

Il profilo piegato.

Il chitarrista ha una ventiquattrore di poesie

Nel baule della macchina e nasconde 

Il suo dolore in un assolo e la gente dirà che è bravo.

Il chitarrista una volta ha sorriso 

Ma il sorriso è diventato crampo di un mondo finito,

sulla faccia di adesso.

La maglia del chitarrista ha uno sdrucio

All'altezza della scapola sinistra.

Ė quello il segno.




LEZIONE DI STORIA


Quando i Greci risalendo il Reno

All'improvviso videro gli alberi di eleganza

Accesi di luce bianca dalla Primavera

Con lo zingaro che stava a fissare le navi nere con aria di sfida 

a mani nude sulla riva 

Da sotto uno strano cappello 

con uno strano sguardo

e un unico dente lucente nel tramonto,

Scesero avanzando

Come si fa quando si arriva dove nessuno ti conosce

E puoi ancora essere quello che sei

E chiudendo gli occhi sognare,

Sentendo che quel posto ti appartiene e tu a lui.

Così arrivarono, lo zingaro era lì


Al Caffè di Alice lo conoscono bene,

Vive da mille e passa anni in un varco del cemento 

nella base di un traliccio demolito,

rifiutato un affitto nelle case popolari.

Lui ha visto 

le battaglie tutte

E ancora vede, se stringe gli occhi

I guerrieri volteggiare e morire.


Si sente, in certe giornate di Aprile

Il respiro di un mare lontano 

Portato da vele invisibili

E un vecchio mitra sommerso

Nascosto dai ragazzi nel greto del Reno

Ogni anno, quel giorno, riaffiora.




DIARIO


Seme del nostro noi

In uno straccio di incubi rotti e sogni di non riuscita.

Esiti sorprendenti del dolore

le giovani vite

E com'ė bella Bologna

Vista passando 

Dall'autobus sparato nell'afa

Con le case arancioni le chiese e i campanili.

La geometria sacra manifestando in risultati strepitosi

un travisato senso di Dio.


Torno 

alle lepri e alle cicale del mio quartiere non mio

Ai canti gregoriani e alle rondini dei mattini d'estate

nel deserto delle periferie.

Se sono qui, ci sarå un motivo.

Comunque mi giri, oggi

Pare che sbagliando tutto,

l'uomo tocchi il cuore della vita.


* * *


KING OF THE BEACH


Con foglia di acanto

Sulla tomba del re della spiaggia

Su una lapide di piada secca dura come pietra

Epitaffia uno scontrino del bar Katia (il conto è per quattro)

Con scritto sotto

Era uno come tanti,

In fondo era quasi riuscito a sembrarlo...

Nessuno però sa

Dove sia sepolto, probabilmente al largo, sotto due metri di sabbia.

Ė solo nell'asprezza del linguaggio del bagnino

Che ogni tanto se ne trova parola,

quando lui sente salire tutta la tristezza del mondo

E maledicendo "il ragazzo", così lui chiama il mare,

bestemmia in dialetto tutto e tutti.

E così che gli sfugge qualche dettaglio.

Dicono di averlo visto bere la luna

E picchiare il sole con un remo

del moscone rosso.


"Uno scoglio al 14!"

Un grido lontano

Un universo fa.

Un'epopea romagnola di sboroni universali

a cui nessuno più crede 

e che non interessa più.

Passa sui nostri castelli di sabbia

il rastrello implacabile

E a notte

Fantasmi spettinati stracci

Sulla spiaggia.




NOSTOS


Lì di notte

In quel sentirsi appena delle chitarre elettriche spente,

In quell'odore d'ombra

Aria nell'aria, stereofruscio, come di piccole onde di mare tranquillo,

Lī ogni notte piegato 

come un aereo di carta

Passa uno spartito, da suonare al volo.


Vogliamo dire stanotte ancora cosa

al mondo a quest'ora?

Sicchè ripenso alla mia casa lontana sul confine

A un momento di bene

da bambino comunista tra i miei simili

gli abitatori delle case uguali.

Scarpe e mamme uguali

Giocando sugli stessi identici pavimenti

O nell'ugualitudine dei cortili

Nelle periferie che ci sembravano infinite.

Frontiera memorabile, attracco di speranze di bene,

Intrisa dei nostri futuri.

Grembiulini neri e sassate fischianti,

Accompagnavo mia madre a fare la spesa

Attraverso il campo delle margheritone gialle,

Spingendo una carriola di plastica rossa 

Per dare una mano alla famiglia.

Frate Giovanni dove ci siamo già visti...

Era un altro sole di sicuro.

Anche tu qua, in questo porto di mare

dove scorrono persone come fotogrammi

Dove qualcuno non vuole che finiamo il libro

e ci manda il sonno nemico.

L'aeroplano di carta che passa nello Zodiaco

Da inseguire, la mitologia degli ultimi

La fila delle note

Fino a casa.




NEL VENTO DI UNA CARTA DI GELATO


C'è un vento

Che tutti ci disperde

Nell'estate

Un bacio sulla guancia

Di un colore misto

Che non si seccherà mai.

C'è un paesaggio di briciole di stelle

e lama di coltello tutto intorno

Ci sono gli anni scappati inseguendo

Voli immobili di gabbiani

Sul bordo del mare

Turbinanti pagine strappate di diario

E c'ė schiena curva

Che deride e sgrida proprio colui

che te la fa piegare

E ci sono tramonti

che sembrano quelli del '63 uguali

Che ancora mi sdraio sul muretto bianco

A guardarli.

Si sfumano i margini

di ogni circostanza

In un che di tenerezza

Ulisse e Don Chisciotte eroi

Si guardano indietro:

Il cavallo è piccolo

Quando giocavano insieme,

di legno azzurro.

Ti ricordi Troia? Gliele abbiamo suonate...

La nave aspetta. Ci sono pane olio sale 

e vele nuove di foglia e di farfalla, sartie di ragnatela e stelo, 

per il viaggio che ci attende.

Sorge dal mare il mostro che consueto ci accompagna

C'è una lacrima nel vento!

La mano farà male per un po'... In forza di tanto salutare chi rimane

Poi passa.

Non dimenticare,

Non fermarsi.      

                                                   (Vita mia

                                                    Che stai in una mano,

                                                    Andiamo)




SORRISO


Possiamo

Sederci sotto un albero

Una mattina d'estate

E leggere insieme il grande libro del gorilla

E meditare

Possiamo ascoltare la musica in due

Un auricolare per uno

E appoggiando un'orecchia all'altra

Vedere se si sente la stereofonia

Possiamo

Appoggiare le mie labbra in un bacio

Nell'odore dei tuoi capelli

Possiamo toglierci le scarpe e camminare

Come sulla riva del mare.

Un gran sacco di cose possiamo.

Vuoi




MRS HOBBES YAMAMOTO


Raccolgo una tua foto da terra

La pulisco col palmo della mano,

Come eri bella...

Come eri bella.

Forse ora, 

sei già rinata

Tigre




SONGS I LOVE VOL.II - ENDLESS LOVE


Ci sono occhi sguardi

E piccoli frutti 

Nel fermo immagine

È un pezzo della nostra vita che, sorridendo,

Ci lascia.

Voce dentra

Ci sono ricordi

Misteriosi come sogni

E poi ci sono fulmini

Che rigano il cielo e noi,

Cullati da un valzer, constatiamo

che ogni nota ė dipinta.


C'è un minuto per suonare

L'infinito amore

Vi lascerò negli occhi

                    

                                               Domenica, Marzo

                                               ore 5,30




INVESTIRE NELL'AMORE


C'è

Giallissima

Una grande pozzanghera di foglie

Sotto un albero nero


C'e non piango 

è andata della pioggia negli occhi


C'è una amara rabbia calma in me

C'è un sacco di a,

In effetti




KAZZOMENĖS TECNICA (8 Dicembre 2025)


Sono questi dunque i giorni

Ho sognato un bambimo

Era Raffaele

Era tutto contento, sorrideva

Mentre andava via

Era come se lo avessi liberato.

Ero io




NEVICHERÀ DI NUOVO


Tempi senza tempo

Cuori nell'abbandono, pesci in un mare nero

Pioggia negli occhi

Il garbo strambo di Renato Sellani

Rallentando

Due piccolissime note acute

E il pianoforte sembra spegnere la luce

Alla fine del brano.

Nevicherà di nuovo.



Commenti

Post popolari in questo blog